25 APRILE E’ LUTTO NAZIONALE !!

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25 aprile.jpgIL 25 APRILE E’ DETTO IL GIORNO DELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE !! MA DI QUALE LIBERAZIONE?? SEMMAI E’ STATO IL GIORNO DELLA CONDANNA DELLA NOSTRA PATRIA ,SI PERCHE’ DAL 25 APRILE 1945 NOI SIAMO UNA NAZIONE OCCUPATA , INFATTI ABBIAMO BASI MILITARI AMERICANE SPARSE PER L’ITALIA !!! QUELLA “LIBERAZIONE” POI IN 64 ANNI HA PORTATO A QUESTI RISULTATI, NON C’E’ PIU’ IDENTITA’ NAZIONALE ,NON CI SONO PIU’ TRADIZIONI NON CI SONO PIU’ VALORI MA SOLO DISSOLUZIONE E ANNIENTAMENTO DELL’ESSERE UMANO!! DOVREMMO DIRE GRAZIE A QUESTI AMERICANI CHE STANNO AFFAMANDO IL MONDO, DOVREMMO DIRE GRAZIE AI PARTIGIANI CHE OLTRE AL TRADIMENTO HANNO MASSACRATO MOLTI NOSTRI CONNAZIONALI CHE AVEVANO FATTO GRANDE L’ITALIA !! IO NON CI STO IO NON DICO GRAZIE , IL 25 APRILE NON E’ NESSUNA FESTA ,DOVRA’ ESSERE SEMMAI UNA GIORNATA DI RIFLESSIONE PER CAPIRE CHE SE OGGI SIAMO IN QUESTE CONDIZIONI SIGNIFICA CHE IN 64 ANNI NON SONO RIUSCITI NEANCHE MINIMAMENTE A FARE CIO’ CHE E’ STATO FATTO NEL FAVOLOSO VENTENNIO !! ROMANAMENTE MARIANO !!

 

Mariano Ottieri

25 APRILE E’ LUTTO NAZIONALE !!ultima modifica: 2009-04-24T17:27:00+00:00da petacciato1
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7 pensieri su “25 APRILE E’ LUTTO NAZIONALE !!

  1. Lungo è il cammino percorso dai patrioti italiani per riconquistare la libertà e questo cammino non ha soluzioni di continuità, perché la Resistenza, a mio avviso, non è un fatto storico a sé stante, ma è stata la continuazione della lotta antifascista. I patrioti che, sotto la dittatura, si sono battuti forti solo della loro fede e della loro volontà, partecipano alla lotta armata della Resistenza.
    Qui vi sono uomini che hanno lottato per la libertà dagli anni ’20 al 25 aprile 1945. Nel solco tracciato con il sacrificio della loro vita da Giacomo Matteotti, da don Minzoni, da Giovanni Amendola, dai fratelli Rosselli, da Piero Gobetti e da Antonio Gramsci, sorge e si sviluppa la Resistenza.
    Il fuoco che divamperà nella fiammata del 25 aprile 1945 era stato per lunghi anni alimentato sotto la cenere nelle carceri, nelle isole di deportazione, in esilio.
    Alla nostra mente e con un fremito di commozione e di orgoglio si presentano i nomi di patrioti già membri di questo ramo del Parlamento uccisi sotto il fascismo: Giuseppe Di Vagno, Giacomo Matteotti, Pilati, Giovanni Amendola; morti in carcere Francesco Lo Sardo e Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di prigionia; spentisi in esilio Filippo Turati, Claudio Treves, Eugenio Chiesa, Giuseppe Donati, Picelli caduto in terra di Spagna, Bruno Buozzi crudelmente ucciso alla Storta.
    I loro nomi sono scritti sulle pietre miliari di questo lungo e tormentato cammino, pietre miliari che sorgeranno più numerose durante la Resistenza, recando mille e mille nomi di patrioti e di partigiani caduti nella guerra di Liberazione o stroncati dalle torture e da una morte orrenda nei campi di sterminio nazisti.
    Recano i nomi, queste pietre miliari, di reparti delle forze armate, ufficiali e soldati che vollero restare fedeli soltanto al giuramento di fedeltà alla patria invasa dai tedeschi, oppressa dai fascisti: le divisioni «Ariete» e «Piave» che si batterono qui nel Lazio per contrastare l’avanzata delle unità corazzate tedesche; i granatieri del battaglione «Sassari» che valorosamente insieme con il popolo minuto di Roma affrontarono i tedeschi a porta San Paolo; la divisione «Acqui» che fieramente sostenne una lotta senza speranza a Cefalonia e a Corfù; i superstiti delle divisioni «Murge», «Macerata» e «Zara» che danno vita alla brigata partigiana «Mameli»; i reparti militari che con i partigiani di Boves fecero della Bisalta una roccaforte inespugnabile.
    Giustamente, dunque, quando si ricorda la Resistenza si parla di Secondo Risorgimento. Ma tra il Primo e il Secondo Risorgimento vi è una differenza sostanziale. Nel Primo Risorgimento protagoniste sono minoranze della piccola e media borghesia, anche se figli del popolo partecipano alle ardite imprese di Garibaldi e di Pisacane. Nel Secondo Risorgimento protagonista è il popolo.
    Cioè guerra popolare fu la guerra di Liberazione. Vi partecipano in massa operai e contadini, gli appartenenti a quella classe lavoratrice che sotto il fascismo aveva visto i figli suoi migliori fieramente affrontare le condanne del tribunale speciale al grido della loro fede.
    Non dimentichiamo, onorevoli colleghi, che su 5.619 processi svoltisi davanti al tribunale speciale 4.644 furono celebrati contro operai e contadini.
    E la classe operaia partecipa agli scioperi sotto il fascismo e poi durante l’occupazione nazista, scioperi politici, non per rivendicazioni salariali, ma per combattere la dittatura e lo straniero e centinaia di questi scioperanti saranno, poi, inviati nei campi di sterminio in Germania, ove molti di essi troveranno una morte atroce.

    Saranno i contadini del Piemonte, di Romagna e dell’Emilia a battersi e ad assistere le formazioni partigiane. Senza questa assistenza offerta generosamente dai contadini, la guerra di Liberazione sarebbe stata molto più dura. La più nobile espressione di questa lotta e di questa generosità della classe contadina è la famiglia Cervi. E saranno sempre figli del popolo a dar vita alle gloriose formazioni partigiane.
    Onorevoli colleghi, senza questa tenace lotta della classe lavoratrice – lotta che inizia dagli anni ’20 e termina il 25 aprile 1945 – non sarebbe stata possibile la Resistenza, senza la Resistenza la nostra patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo avuto la Carta costituzionale e la Repubblica.
    Protagonista è la classe lavoratrice che con la sua generosa partecipazione dà un contenuto popolare alla guerra di Liberazione.
    Ed essa diviene, così, non per concessione altrui, ma per sua virtù soggetto della storia del nostro paese. Questo posto se l’è duramente conquistato e non intende esserne spodestata.
    Ma, onorevoli colleghi, noi non vogliamo abbandonarci ad un vano reducismo. No. Siamo qui per porre in risalto come il popolo italiano sappia battersi quando è consapevole di battersi per una causa sua e giusta; non inferiore a nessun altro popolo.
    Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che – a mio avviso – costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà.
    E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. La libertà solo così riposerà su una base solida, la sua base naturale, e diverrà una conquista duratura ed essa sarà sentita, in tutto il suo alto valore, e considerata un bene prezioso inalienabile dal popolo lavoratore italiano.
    I compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l’esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l’insegnamento d’un nobile ed assoluto disinteresse. Generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona.
    Questo insegnamento deve guidare sempre le nostre azioni e la nostra attività di uomini politici: operare con umiltà e con rettitudine non per noi, bensì nell’interesse esclusivo del nostro popolo.
    Onorevoli colleghi, questi in buona sostanza i valori politici, sociali e morali dell’antifascismo e della Resistenza, valori che costituiscono la «coscienza antifascista» del popolo italiano.
    Questa «coscienza» si è formata e temprata nella lotta contro il fascismo e nella Resistenza, è una nostra conquista, ed essa vive nell’animo degli italiani, anche se talvolta sembra affievolirsi. Ma essa è simile a certi fiumi il cui corso improvvisamente scompare per poi ricomparire più ampio e più impetuoso. Così è «la coscienza antifascista» che sa risorgere nelle ore difficili in tutta la sua primitiva forza.
    Con questa coscienza dovranno sempre fare i conti quanti pensassero di attentare alle libertà democratiche nel nostro paese.
    Non permetteremo mai che il popolo italiano sia ricacciato indietro, anche perché non vogliamo chele nuove generazioni debbano conoscere la nostra amara esperienza. Per le nuove generazioni, per il loro domani, che è il domani della patria, noi anziani ci stiamo battendo da più di cinquant’anni.
    Ci siamo battuti e ci battiamo perché i giovani diventino e restino sempre uomini liberi, pronti a difendere la libertà e quindi la loro dignità.

    Nei giovani noi abbiamo fiducia.
    Certo, vi sono giovani che oggi «contestano» senza sapere in realtà che cosa vogliono, cioè che cosa intendono sostituire a quello che contestano. Contestano per contestare e nessuna fede politica illumina e guida la loro «contestazione». Oggi sono degli sbandati, domani saranno dei falliti.
    Ma costoro costituiscono una frangia della gioventù, che invece si orienta verso mete precise e che dà alla sua protesta un contenuto politico e sociale. Non a caso codesta gioventù si sente vicina agli anziani antifascisti ed ex partigiani, dimostrando in tal modo di aver acquisito gli ideali che animarono l’antifascismo e la Resistenza.
    E da questi ideali essi traggono la ragione prima della loro «contestazione» per una democrazia non formale, ma sostanziale; per il riscatto da ogni servitù e per la pace nel mondo.
    Ecco perché noi anziani guardiamo fiduciosi ai giovani e quindi al domani del popolo italiano.
    Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso; alle loro valide mani affidiamo la bandiera della libertà e della giustizia perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto.
    Viva la Resistenza!

    XXV ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
    Seduta della Camera dei deputati del 23 aprile 1970
    Orazione ufficiale di Sandro Pertini

  2. Ma non fu così al tavolo della pace, trasformare una invasione, una resa, un tradimento, una sconfitta, in una liberazione è puro virtuosismo verbale, che non può coprire una verità ed una Viltà Storica, e non lo dicono i reduci della R.S.I. ……….

    ……la resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della R.S.I.
    (da “Diario di Guerra” di Eisenhower, Comandante supremo delle Forze USA nello scacchiere europeo)…

    ……il fatto è che il Governo italiano decise di capitolare non perché si vide incapace di offrire ulteriore resistenza, ma perché era venuto, come in passato, il momento di saltare dalla parte del vincitore…… (Il Generale Alexander, “Le armate alleate in Italia”)

    …..il voltafaccia italiano dell’otto Settembre fu il più grande tradimento della storia.
    (Le memorie del Maresciallo Montgomery, comandante dell’8° armata britannica)

    ……solo dopo la defezione italiana noi abbiamo potuto raggiungere la vittoria.
    (Taccuino segreto di W. Churchill, primo ministro inglese)

    ……L’Italia fu fedele al suo carattere di sciacallo internazionale, sempre in cerca di Compenso per i suoi Tradimenti. (Storia della diplomazia di Potemkin, ambasciatore sovietico a Roma)

    ……che alleato sarà l’Italia in caso di guerra? Quali garanzie ci sono che l’Italia, la quale ha cambiato schieramento nella seconda guerra mondiale, non farà altrettanto?
    (Washington post, autorevole giornale americano)

  3. Io proprio non capisco. Se da un lato concordo che essere feudo americano come siamo stati negli ultimi decenni è sciocchezza – ma d’altronde negli ultimi anni è stato il governo di destra a voler fare da cagnolino di Bush – non riesco a concepire come, in quale assurdo modo stare dalla parte dei nazisti con il loro carico d’odio e crimini a dir poco orrendi possa essere visto come il male minore.
    Credo sia importante che gran parte dell’Italia si sia dissociata dall’alleanza con la Germania nazista, perchè onestamente, credo tutto sia preferibile all’essere padroni al prezzo di tanta inumana bassezza.

    Inoltre, una considerazione che mi ritrovo sovente a fare su coloro che sono divisi fra il desiderare una dittatura e chi invece si batte per mantenere la democrazia. Non è un po’ triste che gli Italiani, per concludere qualcosa, abbiano, sentano il bisogno di avere un dittatore che ordini loro cosa fare? Nel momento in cui viene loro data la scelta democratica, dal momento che pensare, informarsi ed essere attivi nella vita del Paese è troppo faticoso, le cose vanno a catafascio perchè tutti se ne infischiano e lasciano libera la marmaglia di politici di farsi i fatti loro. Non per questo, però, credo che una dittatura sia la soluzione – sarebbe come ammettere che il popolo non ha spina dorsale e ha bisogno di essere obbligato in una direzione, come stupidi muli. Mi piace pensare che gli Italiani possano essere meglio di così e che comunque, la libertà di scelta sia imprescindibile.

    Onestamente, non riesco proprio a concepire come potresti considerare restare i lacchè dei Tedeschi ed essere complici di un massacro preferibile. Preferisco avere la coscienza pulita, e pensa un po’, nemmeno sono religiosa.

  4. speravo ma non credevo di trovare altre persone che avessero il coraggio di dire la verità, da quasi settant’anni ci propinano la manfrina del 25 aprile festa della falsità e del comunismo , insegnano a scuola solamente bugie branchi di ladri che rubavano e scappavano poi in montagna, combattevano(secondo loro) mascherati senza farsi riconoscere, assassinavano a tradimento i loro nemici poichè non avevano il coraggio di farlo combattendo faccia a faccia(vedi via rasella)
    se la nostra costituzione è basata sui valori della resistenza capisco come mai siamo messi cosi.

  5. Il 25 Aprile per me è il giorno dell’occupazione totale della patria.
    I partigiani sono stati una minoranza di crimanali terroristi che colpivano alle spalle i nostri gloriosi alleati Tedeschi e gli stessi militari Italiani che combattevano per l’onore della Patria immortale e per difendere il Patrio suolo.
    Voglio pure fare delle considerazioni di diritto: la criminale formula di Casa blanca non prevedeva armistizi tra le potenze dei due schieramenti in guerra ,ma prevedeva esclusivamente la resa senza condizioni.
    Quindi l’8 Settembre 43 fu una resa senza condizioni al nemico angloamericano e non un armistizio come fu spacciato.
    Da quel momento il territorio Italiano era diventato territorio angloamericano ,quindi i Teteschi ,che tra l’altro erano qui per aiutarci ,non hanno occupato l’Italia ,ma hanno occupato territorio del loro nemico.
    Naturalmente questa occupazione è cessata con la liberazione del nostro amatissimo Duce.
    L’Italia ha ripreso le armi affianco dell’alleato Germanico e Giapponese .
    Chi quindi considera il 25 Aprile una liberazione è un ignorante di storia ed anche di diritto.
    Capisco che questa laida classe politica che ci governi commemmori questa falsa liberazione,che è un occupazione,ma che la festeggi il popolo lo ritengo un insulto all’inteligenza degli italiani.
    Questo mi fa credere che il nostro popolo prende per oro colato le balle di questo regime e non riesce a capire il vero fatto storico,
    Concludo con la speranza che l’Italia si liberi dai “liberatori” e che ritorni ad essere una grande potenza e che tuta l’Europa risorga.

  6. Ma chi sei? il tuo post è un misto di ignoranza e luoghi comuni. Come se fosse dei partigiani la colpa della situazione in cui ci troviamo ora: studia chi ha governato l’Italia post-bellica, studia che all’interno della DC erano presenti i tuoi amati fascisti; mi dispiace per te e per voi, ignoranti, ma è indubbio il fatto che chi combattè per la Repubblica Sociale combatteva dalla parte sbagliata, perchè loro sapevano per cosa combattevano, sapevano che stavano combattendo per un’Italia schiava di hitler. La vittoria del partigiano ha significato un’Italia libera e democratica che sta rovinando la classe politica degli ultimi 60. Lode e gloria ai partigiani

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